Penalizzazioni ad personam. Regole uguali per tutti, o niente regole
Bautista dominava e gli hanno messo la zavorra. Bulega domina e non succede nulla. La Superbike ha inventato le penalizzazioni ad personam — ma solo quando fa comodo.
Lo dico subito, per onestà: a me le penalizzazioni ad personam non piacciono. Non mi è mai piaciuto l'idea di scrivere una regola su misura per frenare un singolo pilota — trovo che svilisca la competizione più di qualsiasi dominio. Ma la Superbike ha scelto questa strada. E se l'ha scelta, che almeno la percorra con coerenza.
Stiamo vivendo un inizio di stagione 2026 privo di interesse. Nicolò Bulega sta facendo piazza pulita, gara dopo gara, senza che nessuno riesca ad avvicinarsi. E mentre guardavo Portimão, mi sono posto una domanda semplice: questo dominio sta giovando a Nicolò?
Per me no.
Bulega combatte senza nessuno. La Ducati è la moto migliore, il team Aruba sa come metterla giù, e un pilota che conosce quella moto nei minimi dettagli sta facendo la differenza anche sul suo compagno di squadra. Ma vincere nel vuoto non costruisce leggende. Le costruisce la battaglia.
Il peso di una regola scritta per uno
Nel 2024 la Superbike ha introdotto una penalizzazione sul peso che aveva un solo bersaglio: Álvaro Bautista. La narrazione ufficiale era che andasse forte solo sul dritto. La realtà è che quella zavorra lo ha limitato in curva — là dove Álvaro non aveva rivali — senza toccare il rettilineo. Il risultato? Una moto che rispetto alle altre Ducati si comporta diversamente. Gira più largo. Frena in modo diverso. Non è la stessa moto.
E non è un'opinione: guarda come Bautista percorreva le curve prima e dopo la zavorra. Guarda come curva rispetto ai suoi compagni di marca. La differenza è evidente.
Álvaro non cadeva così dai tempi di una Honda ancora acerba.
Il danno collaterale
Dopo il secondo Mondiale consecutivo, tra le polemiche di Toprak, Rea e Redding, la federazione ha scelto la strada della penalizzazione ad personam. E questo, per me, è stato un male per la Superbike.
Toprak ha vinto due Mondiali — ma contro un Bautista già limitato. Quanto sarebbe stato bello vederli combattere ad armi pari? Invece Álvaro è stato relegato a terzo, quarto, quinto posto, perché non riesce più a fare la differenza in curva — dove era un mago — e il vantaggio nel rettilineo non basta a compensare.
Se proprio si voleva intervenire, c'erano strade meno invasive: limitare la farfalla del gas, intervenire sul consumo di carburante. Non per tutte le moto — solo per il singolo pilota. Soluzioni che non toccano il comportamento dinamico della moto in frenata e in percorrenza.
Regole uguali per tutti, o niente regole
Il BOP sulle due ruote non mi ha mai convinto. Ma se la Superbike ha scelto quella strada, che almeno la percorra con coerenza — e soprattutto con criterio. Una penalizzazione che rende una moto pericolosa in curva non è un bilanciamento delle performance. È un problema di sicurezza.
La scelta è semplice: regole uguali per tutti, oppure nessuna regola. Questa via di mezzo non funziona — e i risultati del 2026 lo stanno dimostrando nel modo più noioso possibile.
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